giovedì 26 febbraio 2026

La fondazione di Roma: Evandro, Romolo, Ulisse, Ercole e Rome

Ecco una serie di teorie affascinanti e poco note sulle origini della Città Eterna, che si allontanano dal racconto canonico di Romolo e Remo per esplorare le teorie alternative presenti nelle fonti antiche.

Sebbene l'immagine dei gemelli allattati dalla lupa sia quella più radicata nell'immaginario collettivo, gli autori dell'antichità hanno tramandato un ventaglio di narrazioni spesso in concorrenza tra loro, che descrivono Roma come il punto di arrivo di diverse migrazioni e culture mediterranee.

Già nel V secolo a.C. alcuni autori greci consideravano Roma una città troiana, fondata direttamente da Enea subito dopo la caduta di Troia. In questa versione, Enea avrebbe dato il nome alla città in onore di una donna troiana chiamata Rome. Nel corso dei secoli successivi, questa tradizione è stata rielaborata per risolvere l'incongruenza cronologica tra la fine della guerra di Troia e la data tradizionale del 753 a.C.. Si è così inserita la fase di Albalonga, con Enea che fonda Lavinium e i suoi discendenti che regnano per secoli prima della nascita di Romolo. Con l'Eneide di Virgilio in età augustea, questa linea divenne il racconto ufficiale: Roma non era più figlia dei Greci vincitori, ma l'erede di un popolo vinto che avrebbe dominato il mondo.

Un'altra tradizione molto antica sposta l'attenzione su un eroe greco: Evandro, un principe venuto dall'Arcadia. Evandro si sarebbe stabilito sul colle Palatino insieme alla madre Carmenta, fondando una piccola comunità chiamata Pallanzio. Più che un semplice conquistatore, Evandro è descritto come un civilizzatore che portò nel Lazio l'alfabeto, le leggi e i culti ellenici, fungendo da ponte culturale tra la Grecia e i popoli italici. Secondo Virgilio, fu proprio in questa "Roma prima di Roma" che Enea trovò ospitalità e alleati per le sue guerre locali.

Legato alla figura di Evandro è il passaggio di Ercole nel Lazio. Secondo le fonti di Livio e Dionigi di Alicarnasso, l'eroe greco, di ritorno dalla sua decima fatica, dovette affrontare il gigante Caco che viveva sull'Aventino e che gli aveva sottratto il bestiame. Uccidendo il mostro, Ercole liberò il territorio dal terrore, portando Evandro a erigere in suo onore l'Ara Maxima nel Foro. Questo luogo divenne uno dei centri sacri più antichi di Roma, punto di partenza tradizionale per i cortei trionfali, dimostrando come il paesaggio di Roma fosse già intriso di sacralità e memorie eroiche prima ancora dell'arrivo di Romolo.

Esistono anche spiegazioni che non si concentrano su un singolo eroe, ma su interi popoli. Una di queste riguarda i Pelasgi, una popolazione leggendaria che i Greci consideravano precedente a loro stessi. Questi guerrieri erranti, dopo numerose conquiste nel Mediterraneo, si sarebbero stabiliti nel Lazio fondando una città che chiamarono Roma dal termine greco Rome, che significa "forza", a testimonianza della loro potenza militare. Questa teoria propone una nascita collettiva della città, legata all'identità di un intero gruppo etnico piuttosto che alla volontà di un singolo fondatore.

Una delle varianti più suggestive coinvolge un atto di ribellione delle donne troiane. Stanche di peregrinare per mare dopo la distruzione della loro patria, le donne, guidate da una di nome Rome, decisero di incendiare le navi per costringere gli uomini a fermarsi e stabilirsi definitivamente nel Lazio. Dopo un'iniziale esplosione di rabbia per la perdita delle imbarcazioni, gli uomini si resero conto della fertilità e della ricchezza della nuova terra. Per onorare il coraggio della donna che aveva permesso loro di trovare un futuro, chiamarono la città col suo nome. A questo episodio viene fatta risalire anche l'usanza del bacio in bocca (ius osculi) con cui le matrone salutavano i parenti: in origine, sarebbe stato un gesto di supplica per placare gli uomini furiosi per l'incendio delle navi.

Infine, esiste una tradizione riportata da Plutarco che collega Roma a Ulisse. In questa versione, il fondatore sarebbe Romos (o Romo), figlio di Odisseo (Ulisse) e della maga Circe. Questa prospettiva trasforma Roma in una discendenza diretta dei nostoi greci, legando la sua nascita all'astuzia e all'ingegno dell'eroe dell'Odissea piuttosto che alla stirpe troiana.

In conclusione, le fonti antiche rivelano che il Mediterraneo sembrava convergere verso le rive del Tevere attraverso molteplici racconti epici. Se oggi ricordiamo prevalentemente Romolo, è perché quella narrazione fu scelta e potenziata in epoca augustea per fini politici e di propaganda dalla famiglia dei Giuli, oscurando un patrimonio di leggende alternative che però continuano a vivere nei testi antichi.


In che modo il bacio delle matrone deriva dalle navi bruciate?

Secondo le fonti antiche, l'usanza del bacio in bocca (ius osculi) con cui le matrone romane salutavano i propri parenti maschi affonda le sue radici in un atto di ribellione e successiva supplica.

Ecco la ricostruzione dettagliata di questo legame secondo i racconti alternativi sulla fondazione di Roma:

L'incendio delle navi: Dopo la caduta di Troia, un gruppo di donne troiane al seguito dei profughi, stanche delle interminabili peregrinazioni in mare, decise di porre fine al viaggio. Guidate da una donna di nome Rome, incendiarono le imbarcazioni per costringere gli uomini a fermarsi e a stabilirsi definitivamente nel Lazio.

L'ira degli uomini: Inizialmente, gli uomini troiani furono presi dalla furia, poiché le navi rappresentavano il loro unico mezzo di fuga e di movimento.

Il bacio come supplica: Per placare la rabbia dei mariti e dei parenti dopo aver distrutto le navi, le donne ricorsero al bacio in bocca come gesto di supplica. Questo atto serviva a mitigare l'ira maschile e a chiedere perdono per il gesto estremo appena compiuto.

La nascita della tradizione: Questo racconto mitico spiega come il gesto sia rimasto impresso nella tradizione romana, trasformandosi in una consuetudine sociale di saluto tra le matrone e i loro familiari maschi.

Alla fine, gli uomini riconobbero che il gesto coraggioso di Rome aveva permesso loro di scoprire una terra fertile e ricca, portandoli a chiamare la nuova città con il nome della donna che aveva appiccato il fuoco.


Come si relazionano i Pelasgi alla forza militare di Roma?

Secondo una delle tradizioni più antiche e affascinanti citate nelle fonti, la nascita di Roma non è legata a un singolo eroe, ma all'azione collettiva dei Pelasgi, una popolazione leggendaria che i Greci consideravano precedente a loro stessi.

La relazione tra i Pelasgi e la forza militare di Roma si manifesta attraverso diversi elementi chiave:

L'origine del nome: Secondo questa teoria, i Pelasgi fondarono la città e la chiamarono Roma derivando il nome dal termine greco Rome, che significa appunto "forza".

Celebrazione della potenza militare: La scelta di questo nome non era casuale, ma rappresentava un riferimento diretto alla loro potenza militare e alle numerose vittorie ottenute mentre vagavano per il Mediterraneo conquistando terre e città.

Natura guerriera del popolo: A differenza della leggenda classica di Romolo, questa versione descrive la nascita della città come l'atto di un popolo guerriero e di una forza collettiva. Roma, in questo contesto, non nasce dalla decisione di un singolo, ma dall'identità militare di un'intera etnia che decide di stabilirsi nel Lazio.

In sintesi, in questa narrazione alternativa, la forza militare non è solo un attributo della futura Roma, ma costituisce la sua stessa essenza originaria e la ragione del suo nome.


Quali sono i legami tra Ulisse e la fondazione?

Secondo le fonti antiche riportate da Plutarco, esiste una variante del mito della fondazione che collega direttamente Ulisse (Odisseo) alla nascita di Roma, proponendo una genealogia alternativa a quella troiana.

Ecco i legami principali descritti nelle fonti:

Romos come fondatore: In questa versione, il vero fondatore di Roma sarebbe Romos (o Romo), identificato come il figlio di Ulisse e della maga Circe.

L'ingegno greco: Attraverso questa discendenza, la nascita di Roma non viene più associata alla fuga da Troia, ma all'ingegno e all'astuzia tipici dell'eroe dell'Odissea, che pone le sue radici nel Lazio.

Il legame con il Re Latino: Un'altra genealogia citata nelle fonti suggerisce che anche Latino, il re del Lazio che accolse Enea, fosse in realtà un figlio di Ulisse e Circe.

Un'unica famiglia mitica greca: Questi racconti intrecciano la storia del regno latino, di Enea e della futura Roma all'interno di un'unica grande famiglia mitica di origine greca.

Questa prospettiva trasforma la fondazione di Roma nel punto di arrivo dei nostoi (i ritorni degli eroi greci dopo la guerra), distaccandosi dal racconto ufficiale di epoca augustea che privilegiava invece la discendenza troiana per scopi politici e di prestigio della gens Iulia.


In che modo Evandro introdusse l'alfabeto nel Lazio?

Evandro, un principe greco giunto dall'Arcadia, si stabilì sul colle Palatino insieme alla madre Carmenta e a un gruppo di coloni, fondando l'insediamento di Pallanzio,. Le fonti antiche lo descrivono non solo come un fondatore, ma come un vero e proprio civilizzatore delle popolazioni locali.
Egli introdusse l'alfabeto nel Lazio agendo come un ponte culturale tra la civiltà ellenica e i popoli italici. Attraverso lo stanziamento della sua comunità, Evandro trasmise elementi fondamentali della cultura greca che prima erano assenti o diversi nel territorio, tra cui appunto la scrittura (l'alfabeto), le leggi e nuovi culti religiosi. Questa operazione di civilizzazione permise di integrare le conoscenze greche nel tessuto sociale del Lazio ben prima della fondazione ufficiale di Roma da parte di Romolo.


Perché Augusto scelse il mito di Romolo su tutti?

La scelta del mito di Romolo, integrato con la discendenza troiana di Enea, come narrazione ufficiale durante l'epoca di Augusto non fu casuale, ma rispondeva a precise esigenze politiche, ideologiche e di propaganda della neonata autorità imperiale.

Sebbene esistessero numerose versioni alternative — che vedevano Roma fondata da eroi greci come Evandro o Ulisse, o da popoli guerrieri come i Pelasgi — Augusto e la cerchia di intellettuali a lui vicina, come Virgilio, privilegiarono il racconto che legava Romolo alla stirpe di Enea per diversi motivi fondamentali:

Legittimazione della Gens Iulia: Il motivo principale risiedeva negli interessi della famiglia imperiale. Sostenere il mito di Enea permetteva di collegare direttamente la famiglia dei Giuli (gens Iulia) a Iulo (Ascanio), figlio di Enea e capostipite della dinastia di Albalonga. Poiché Enea era figlio della dea Venere, questa genealogia conferiva ad Augusto un'aura di sacralità e un diritto divino al comando.

Identità Nazionale e Distinzione dai Greci: In età augustea, era fondamentale definire un'identità romana forte e distinta da quella greca. Presentare Roma come l'erede di Troia significava descriverla come la "figlia di un popolo vinto" che, superando la sconfitta, riceveva dagli dei un destino di dominio universale. Questo ribaltava la prospettiva storica: i Romani non erano più semplici imitatori dei Greci, ma i portatori di una missione fatale superiore a quella dei loro antichi vincitori.

Risoluzione delle Incongruenze Cronologiche: Per rendere credibile il legame tra l'eroe troiano e il fondatore della città, la tradizione promossa da Augusto utilizzò la fase intermedia di Albalonga. Questo espediente narrativo serviva a colmare il vuoto di secoli intercorso tra la caduta di Troia (circa 1200 a.C.) e la data tradizionale della fondazione di Roma (753 a.C.), rendendo la discendenza di Romolo storica e lineare agli occhi dei contemporanei.

Unificazione dei Miti: Il racconto "augusteo" ebbe il pregio di essere quello che meglio rispondeva alle sensibilità del tempo, riuscendo a sintetizzare diversi elementi (il profugo Enea, la fondazione di Lavinium, la dinastia di Albalonga e infine il gesto di Romolo) in un'unica grande epopea coerente.

Augusto quindi scelse e potenziò la figura di Romolo perché essa offriva la sintesi perfetta tra la gloria militare, la discendenza divina e la continuità storica, trasformando un insieme di leggende sparse nel "racconto fondamentale" necessario a sostenere le fondamenta del nuovo Impero.


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Questionario: Le Origini Alternative di Roma

Le Origini di Roma: Oltre il Mito


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