mercoledì 8 maggio 2024

Quando Cesare fu rapito dai pirati

I PIRATI RAPIRONO CESARE, MA NON SAPEVANO A COSA ANDAVANO INCONTRO


Persino Giulio Cesare, in viaggio verso l'isola di Rodi per studiare, incappò nei pirati cilici, noti per la loro ferocia senza pari.
Quando lo catturarono, i criminali, ignari della sua statura e del suo spirito indomabile, chiesero venti talenti per il suo riscatto. Ma lui, con un sorriso sprezzante che rivelava più coraggio che imprudenza, esclamò: «Voi non sapete chi avete catturato! Ve ne darò cinquanta!».

Senza alcun timore, mandò i suoi compagni nelle città vicine a raccogliere la somma richiesta, rimanendo lui con un solo amico fedele e due servi, in balia di quei pirati tagliagole e selvaggi. Ma invece di mostrare paura o sottomissione, li trattò con un disprezzo così marcato che quando desiderava riposare, ordinava loro di tacere come se fossero semplici servi piuttosto che feroci carcerieri.

Quei trentotto giorni trascorsi prigioniero dei suoi nemici si trasformarono in una sorta di strano soggiorno, durante il quale Cesare non solo sopravvisse, ma regnò. Trascorreva le giornate componendo versi e discorsi, giocando e facendo ginnastica con i pirati come se fossero compagni di giochi anziché rapitori.

Li sfidava intellettualmente e, quando questi non erano all'altezza di apprezzare i suoi talenti, li rimproverava con veemenza, chiamandoli barbari e ignoranti.

Il suo spirito indomito trasformava ogni situazione, anche la più disperata, in un palcoscenico per la sua grandezza.

Era un prigioniero solo di nome, poiché il suo spirito rimaneva libero e dominante, trasformando quei selvaggi in testimoni della sua immutabile forza e del suo carisma.

Così passò quei giorni, come se fosse circondato non da nemici, ma da una guardia del corpo invisibile, che lo proteggeva con la sola forza della sua eccezionale personalità.

Mentre il tempo scorreva, il riscatto fu finalmente raccolto e consegnato ai pirati, che rilasciarono l'audace giovane.

Ma non appena fu liberato, il suo primo pensiero non fu la fuga o la celebrazione della sua sopravvivenza, bensì la vendetta.

Con una determinazione fredda e calcolatrice, Cesare non perse tempo nel raccogliere una flotta. Sebbene fosse solo un privato cittadino, la sua influente famiglia e il suo carisma gli permisero di armare rapidamente una piccola squadra di navi. Con queste, navigò verso l'ultimo luogo noto dei pirati.

Li sorprese mentre erano ancora all'ancora nelle insenature che avevano considerato sicure, troppo sicure. Cesare attaccò, catturando rapidamente la maggior parte dei pirati che solo poco tempo prima lo avevano tenuto prigioniero. Senza esitazione né pietà, fece incatenare coloro che avevano osato sfidarlo.

Egli stesso aveva promesso ai pirati, durante la sua prigionia, che li avrebbe crocifissi – una minaccia di cui i pirati avevano riso come le parole di un uomo impotente. Mantenendo la sua promessa, ordinò che fossero tutti crocifissi lungo la costa, come monito per tutti coloro che osavano sfidare la potenza romana.

In un ultimo gesto, che mostrava una strana forma di rispetto per il loro coraggio, Cesare ordinò che i pirati fossero prima strangolati e poi crocifissi, riducendo così il loro dolore nella morte.

FONTE

- (Plutarco, vita di Cesare, 1-2)
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