mercoledì 4 aprile 2012

Via Rasella, esercizio di riempimento

L’eccidio delle Fosse Ardeatine

L’eccidio delle Fosse Ardeatine

Esercizio di riempimento (cloze).

Riempi gli spazi vuoti, poi premi "Check" per testare le tue risposte.
Nelle prime ore del pomeriggio del 23 marzo 1944 a via Rasella, un vicolo stretto e in pendenza nel pieno centro di Roma, l’11^ compagnia del 3° battaglione del Reggimento alle dipendenze delle SS con funzioni di polizia, viene attaccata da un commando partigiano di sedici uomini appartenente ai . L’azione di guerra, preparata con cura, coglie di sorpresa i soldati sudtirolesi, investiti, prima, dall’esplosione di una carica di 18 chili di tritolo e, subito dopo, dalle bombe da mortaio lanciate dai partigiani. Segue una sparatoria con la retroguardia della colonna. L’azione provoca la morte di 33 dei 156 militari e un centinaio di feriti. Oltre alla morte accidentale di due civili: un bambino e un anziano. L’intero nucleo , illeso, riesce a dileguarsi.
Si tratta della più cruenta azione di guerriglia condotta dalla romana nel quadro della lotta armata contro l’occupazione nazista che, nel marzo del 1944, ha accentuato i suoi caratteri repressivi. La data dell’attentato non è casuale: i GAP intendono dare una dimostrazione di forza in occasione del venticinquesimo anniversario della fondazione dei di combattimento, che il Partito fascista repubblicano della capitale sta solennemente commemorando nella vicina sede del ministero delle Corporazioni.
La risposta nazifascista all’attentato segue un drammatico percorso di morte. La prima, immediata reazione è quella dei superstiti della Bozen che sparano all’impazzata verso le finestre dei caseggiati prospicienti via Rasella colpendo a morte alcuni civili. Nel giro di pochi minuti giungono sul luogo dell’attentato le tedesche e fasciste. Tutti gli abitanti della strada vengono prelevati con forza dalle loro case e allineati lungo la vicina cancellata di Palazzo Barberini. Intanto la notizia dell’attentato raggiunge i vertici del regime nazista fino a , il quale reagisce furiosamente dichiarando in prima battuta di volere una rappresaglia terribile: la fucilazione di un numero di italiani tra trenta e cinquanta per ogni militare delle SS ucciso. Ragioni dettate da opportunità politiche e militari, convinsero a ridimensionare le richieste e su proposta del comandante supremo delle forze armate tedesche in Italia, il feldmaresciallo Albert , si stabilisce la proporzione di uno a dieci. La sera dello stesso giorno l’ordine viene trasmesso al generale Hans Georg von Mackensen, comandante della XIV Armata, da cui dipende la piazza di Roma, e subito affidato al maggiore Herbert , capo della Gestapo romana, per la redazione dell’elenco dei condannati a morte. Nel corso della notte Kappler e i suoi ufficiali, tra cui il capitano Erich Priebke, iniziano a preparare l’atroce . Alle prime ore del mattino del 24 marzo viene inoltrata la richiesta al questore di Roma, Pietro Caruso, di consegnare 50 prigionieri , una richiesta analoga viene fatta a Pietro Koch, il capo della banda di torturatori che “opera” alla pensione Oltremare. Nel corso della mattinata vengono radunati 335 uomini prelevati dal carcere di , dalle celle di sicurezza del Tribunale di guerra di via Lucullo, da Via Tasso, altri ancora sono consegnati da Caruso. Nella raccapricciante contabilità della rappresaglia risultano cinque persone in più, ma nessuno se ne cura. Le vittime designate vengono trasportate in una cava in disuso sulla via , nella zona sud di Roma, dove le attendono i militari tedeschi. Alle prime ore del pomeriggio di venerdì 24 marzo, iniziano le esecuzioni, sotto il comando di , e proseguono fino al mattino successivo, quando i genieri fanno saltare gli ingressi e le volte delle gallerie di tufo, coprendo così i ammassati.
Tranne le autorità naziste e fasciste, nessuno è a conoscenza di quanto sta accadendo. Il giorno 25 sulle pagine dei romani, che escono nelle ore pomeridiane, appare un gelido comunicato del comando tedesco di Roma, diffuso nella tarda mattinata dall’Agenzia di stampa Stefani, che informa dell’attentato di via Rasella e conclude: «Il comando tedesco, perciò, ha ordinato che per ogni tedesco assassinato, dieci criminali comunisti-badogliani saranno fucilati. Quest’ordine è già stato eseguito». Non viene reso pubblico né il luogo della , né l’elenco delle vittime. Nei giorni successivi viene fatta circolare la voce che il comando tedesco ha invitato, attraverso manifesti e comunicati, gli autori dell’attentato a costituirsi, in modo da evitare la . Nonostante l’evidente infondatezza della notizia, essa riesce ad attecchire trasformandosi in una leggenda, poi riproposta nei decenni a seguire.
Nel frattempo, inizia l’angosciante attesa di chi, avendo parenti o amici detenuti, teme siano stati inclusi nell’ignoto elenco. Per alcuni giorni una folla di madri, sorelle, fidanzate, amici, si raduna di fronte ai portoni di Regina Coeli e di Via Tasso per cercare di carpire una notizia sulle sorti del loro caro. Soltanto nei primi giorni di aprile il comando delle SS inizia a rispondere alle pressanti domande, tramite lettera, ma senza mai indicare il luogo della “sepoltura”.
Subito dopo la di Roma, nel giugno 1944, si procede alla nomina di una commissione delle “Cave Ardeatine”, presieduta dal sindaco della città, Filippo Doria Pamphili, e composta da tecnici, militari e dalle nuove autorità civili. Ai primi di luglio iniziano i sopralluoghi e, dopo aver rimosso le frane e approntato le necessarie attrezzature, alla fine del mese inizia la straziante rimozione delle salme, rinvenute orrendamente ammassate in due enormi cumuli. Particolarmente difficile e penosa risulta l’operazione di identificazione delle vittime, rese ormai irriconoscibili dal tempo e dalle condizioni in cui sono state abbandonate.
Tra le 335 vittime, la cui età varia tra i 14 e i 74 anni, figurano uomini provenienti da ogni regione d’Italia e dall’estero, anche se in maggioranza romani, appartenenti a ogni ceto sociale e di ogni idea politica. Drammatico il bilancio per la comunità ebraica romana, 75 i caduti, che perde interi nuclei familiari. Muoiono molti tra i più importanti e attivi esponenti del movimento resistenziale della capitale, tra i quali: gli azionisti Pilo Albertelli, responsabile militare del Partito, e Armando Bussi; i comunisti Gioacchino Gesmundo e Valerio Fiorentini; il socialista Giuseppe Lopresti, comandante di settore; i militari colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, promotore e guida del Fronte clandestino militare, il suo collaboratore tenente colonnello Giorgio Ercolani, il generale Simone Simoni, il generale Dardano Fenulli, i carabinieri capitano Raffaele Aversa e colonnello di s.m. Ugo De Carolis. E ancora, il capitano medico Manlio Gelsomini, organizzatore del movimento viterbese; il religioso Pietro Pappagallo, attivo nell’opera di assistenza ai prigionieri; il tenente Marcello Bucchi, stretto collaboratore di don Giuseppe Morosini.

domenica 25 marzo 2012

Documentario sulla Belle Epoque (2)

Seconda parte.
Dai Salotti culturali alla Prima Guerra Mondiale.
La musica napoletana, D'Annunzio, l'alta borghesia, l'espansione dei consumi, la tragedia del Titanic.

Documentario sulla Belle Epoque (1)

Prima parte.
Dalla Parigi di fine Ottocento al Verismo italiano 
Il Can-can, i pittori della Belle Epoque, i manifesti pubblicitari, Toulouse-Lautrec.

venerdì 23 marzo 2012

Le mondine: "Se otto ore vi sembran poche..."

Se otto ore vi sembran poche
provate voi a lavorare
e sentirete la differenza
di lavorar e di comandar.

O Mario Scelba se non la smetti
di arrestare i lavoratori
noi ti (e noi) faremo come al duce
in Piazza Loreto ti ammazzerem.

E noi faremo come la Cina,
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e griderem viva Mao Tse Tung.

E noi faremo come la Russia,
suoneremo il campanello,
innalzeremo falce e martello
e grideremo viva Stalin.

Fonte: AA.VV., Avanti popolo - Due secoli di popolari e di protesta civile, Roma, Ricordi, 1998
Informazioni:
Canto nato nel 1906, quando il deputato Conoglio, presentò alle Camere il progetto di legge per ridurre a otto ore la giornata lavorativa delle mondine.
Il riferimento alla Russia riguarda la Rivoluzione del 1905, ma la canzone va collegata alle grandi lotte del 1921/22, per le otto ore lavorative.
La musica ricorda la canzone risorgimentale "La bandiera tricolore", e i testi furono moltissimi, in quanto adattati a diverse occasioni e spesso cambiati.

La sconfitta di Caporetto, video

La battaglia di Caporetto venne combattuta durante la prima guerra mondiale tra il Regio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche.
Lo scontro, che iniziò alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, rappresenta tuttora la più grave disfatta dell'esercito italiano, tanto che, nella lingua italiana, ancora oggi il termine Caporetto viene utilizzato come sinonimo di sconfitta.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

"La Pioggia nel Pineto", G. D'Annunzio


Gabriele D'Annunzio - La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
( e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani

ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.

Musica di Tiersen - "Comptine d'un autre été: l'après midi". Voce di Herlitzka.