Giovanni Boccaccio: L'Architetto della Novella Moderna e il Ritratto dell'Umanità Trecentesca
Obiettivi Didattici:
- Comprendere il contesto storico-culturale del Trecento italiano e il suo impatto sull'opera di Boccaccio.
- Analizzare le innovazioni narrative introdotte da Boccaccio, in particolare la struttura a cornice e il genere della novella.
- Identificare i temi centrali del Decameron, quali l'ingegno, la fortuna, l'amore e la critica sociale, e la loro rappresentazione.
- Riconoscere le caratteristiche stilistiche e retoriche della prosa boccacciana, con particolare attenzione al plurilinguismo e pluristilismo.
- Valutare la fortuna critica di Boccaccio e il suo ruolo fondante nella tradizione letteraria italiana ed europea.
Introduzione e Contesto
Giovanni Boccaccio si erge come una figura cardinale nel panorama letterario del Trecento italiano, affiancando i giganti Dante Alighieri e Francesco Petrarca e completando la triade delle 'tre corone' della nostra letteratura. Tuttavia, la sua grandezza risiede in un ambito peculiare e innovativo: egli è l'indiscusso architetto della novella moderna, il maestro della prosa d'arte che ha saputo cogliere e rappresentare le sfumature più intime e complesse dell'animo umano e della società del suo tempo. La sua opera maggiore, il Decameron, non è solo un capolavoro di narrazione, ma un vero e proprio specchio della civiltà trecentesca, un crocevia di tensioni culturali, sociali e filosofiche che segnano il passaggio dal Medioevo all'Umanesimo.
Il contesto storico-sociale in cui Boccaccio visse fu di profonda trasformazione. Il Trecento fu un secolo di crisi e di rinascita, caratterizzato dalla fioritura delle città-stato italiane, in particolare Firenze, centro pulsante di commerci e di una nascente borghesia mercantile. Questa classe sociale, dinamica e intraprendente, portava con sé nuovi valori: l'importanza dell'ingegno individuale, la capacità di affrontare e dominare la fortuna, la ricerca del piacere terreno e l'affermazione di una moralità più laica e pragmatica rispetto a quella teocentrica medievale. In questo scenario di fermento economico e culturale, si inserì la tragedia della Peste Nera del 1348, un evento catastrofico che decimò la popolazione europea e che Boccaccio scelse come sfondo e motore narrativo per il suo Decameron. La peste non fu solo un flagello fisico, ma anche una crisi morale e sociale, che mise a nudo le fragilità delle istituzioni e delle convenzioni, spingendo gli individui a confrontarsi con la precarietà dell'esistenza e a riconsiderare i propri valori.
La biografia di Boccaccio è strettamente intrecciata con queste dinamiche. Nato probabilmente a Certaldo o a Firenze nel 1313, figlio illegittimo di un mercante, Boccaccio ricevette una formazione che lo avviò inizialmente alla carriera mercantile e bancaria. Tuttavia, fu il periodo trascorso a Napoli (1327-1340) alla corte angioina a rivelarsi cruciale per la sua vocazione letteraria. Qui, a contatto con un ambiente raffinato e culturalmente vivace, ebbe modo di approfondire gli studi classici, di conoscere la poesia provenzale e siciliana, e di immergersi nelle atmosfere della lirica cortese. L'amore per Fiammetta, figura idealizzata e musa ispiratrice di molte sue opere giovanili, fu un'esperienza fondamentale che plasmò la sua sensibilità. Tornato a Firenze, Boccaccio affrontò difficoltà economiche ma si affermò come intellettuale, ricoprendo incarichi pubblici e diplomatici per il Comune. La sua amicizia con Petrarca, iniziata nel 1350, fu un sodalizio intellettuale di grande importanza, sebbene i due avessero visioni del mondo e approcci letterari distinti. Negli ultimi anni della sua vita, Boccaccio visse un periodo di crisi religiosa, che lo portò a una parziale ritrattazione delle sue opere più 'profane', ma non intaccò la loro intrinseca modernità. Morì a Certaldo nel 1375.
La poetica di Boccaccio, espressa in modo compiuto nel Decameron, segna un distacco significativo dalla tradizione medievale. Se Dante aveva elevato la poesia a strumento di salvezza e Petrarca aveva esplorato le profondità dell'io lirico, Boccaccio si dedicò alla rappresentazione del mondo terreno, con le sue passioni, i suoi vizi e le sue virtù. Al centro della sua visione vi è l'uomo, non più solo come creatura di Dio, ma come individuo autonomo, capace di plasmare il proprio destino attraverso l'ingegno (l'industria) e di confrontarsi con la forza imprevedibile della fortuna. L'amore, lungi dall'essere solo un'esperienza spirituale o allegorica, è celebrato in tutte le sue manifestazioni, da quelle più carnali e sensuali a quelle più nobili e generose, sempre però calato nella dimensione terrena e umana. Boccaccio non esita a denunciare l'ipocrisia religiosa, la corruzione del clero e le storture della società, ma lo fa con un tono che, pur critico, è spesso venato di ironia e di una profonda comprensione della natura umana. La sua opera è un inno alla vita, alla capacità di godere dei piaceri mondani e di affrontare le avversità con saggezza e arguzia. Le donne, spesso protagoniste delle novelle, sono figure complesse e attive, capaci di desiderio, intelligenza e autonomia, ben lontane dagli stereotipi femminili medievali.
Lo stile di Boccaccio è un elemento distintivo della sua grandezza. Egli è il primo grande prosatore della lingua italiana, capace di forgiare una prosa d'arte di straordinaria ricchezza e flessibilità. Il suo periodare è spesso complesso, modellato sulla sintassi latina, con lunghe frasi ricche di subordinate che creano un ritmo solenne e armonioso. Tuttavia, questa maestria formale non si traduce in rigidità; al contrario, Boccaccio è un maestro del plurilinguismo e del pluristilismo. Egli sa adattare il registro linguistico e stilistico alla varietà dei personaggi e delle situazioni narrate: dal linguaggio aulico e raffinato dei giovani narratori della cornice, al parlato vivace e colorito dei popolani, al gergo dei mercanti, al tono tragico di alcune novelle e a quello farsesco di altre. Questa capacità di modulare la lingua e lo stile gli consente di creare un affresco vivido e realistico della società trecentesca, rendendo ogni personaggio e ogni vicenda autentici e credibili. La sua retorica è sapiente, fatta di descrizioni dettagliate, dialoghi brillanti e monologhi interiori che rivelano la psicologia dei personaggi. L'uso dell'ironia, del paradosso e della satira è costante, ma sempre al servizio di una visione profonda e non moralistica dell'esistenza.
La fortuna critica di Boccaccio è stata complessa e variegata. Inizialmente, il Decameron fu ammirato per la sua eleganza stilistica e la sua capacità narrativa, ma fu anche oggetto di condanna da parte di ambienti moralistici e religiosi, che ne censurarono i contenuti 'licenziosi'. Nel corso dei secoli, tuttavia, la sua opera è stata progressivamente rivalutata. Già nel Rinascimento, Boccaccio fu riconosciuto come un modello insuperabile di prosa volgare, influenzando generazioni di scrittori. La critica moderna, da Francesco De Sanctis a Benedetto Croce, da Erich Auerbach a Vittore Branca, ha saputo cogliere la portata rivoluzionaria del suo realismo, la sua capacità di creare personaggi a tutto tondo, la sua profonda indagine psicologica e la sua maestria nella costruzione narrativa. Oggi, Boccaccio è universalmente riconosciuto non solo come uno dei padri fondatori della letteratura italiana, ma anche come un autore di statura europea, la cui influenza si estende a Chaucer, Cervantes e a tutta la tradizione della novella e del romanzo moderno. Il Decameron rimane un monumento alla capacità umana di raccontare, di interpretare il mondo e di trovare, anche nella tragedia, la forza della vita e la bellezza dell'ingegno.
Parole Chiave
- Decameron: Opera maggiore di Boccaccio, raccolta di cento novelle narrate da dieci giovani rifugiatisi in campagna per sfuggire alla peste, strutturata a 'cornice'.
- Novella: Breve narrazione in prosa, spesso incentrata su un singolo episodio o personaggio, con un intreccio ben definito e un finale a sorpresa o moraleggiante; Boccaccio ne è considerato il padre fondatore in Italia.
- Cornice: Struttura narrativa che racchiude una serie di racconti autonomi, fornendo un contesto unitario e una motivazione alla narrazione, come nel Decameron.
- Industria (o Ingegno): Termine boccacciano che indica la capacità umana di agire con astuzia, intelligenza e intraprendenza per superare gli ostacoli posti dalla fortuna o dalla società.
- Plurilinguismo e Pluristilismo: Caratteristiche della prosa di Boccaccio, che impiega una vasta gamma di registri linguistici e stilistici, dal sublime al comico, per adattarsi alla varietà dei personaggi e delle situazioni narrate.
- Realismo Borghese: Tendenza a rappresentare la realtà quotidiana, i valori e le dinamiche sociali della nascente borghesia mercantile, con attenzione ai dettagli concreti e alla psicologia dei personaggi.
Cronologia Essenziale
- 1313 - Nascita di Giovanni Boccaccio: Giovanni Boccaccio nasce, probabilmente a Certaldo o a Firenze, figlio illegittimo di Boccaccino di Chellino, un mercante fiorentino. La sua nascita segna l'inizio di una vita che lo vedrà protagonista della cultura trecentesca.
- 1327-1340 - Soggiorno a Napoli: Boccaccio si trasferisce a Napoli, dove il padre lo avvia alla pratica mercantile e bancaria. Tuttavia, il giovane si dedica con passione agli studi letterari, frequentando la corte angioina e assorbendo la cultura classica, provenzale e cortese. Qui incontra Fiammetta, che diventerà la sua musa ispiratrice e protagonista di molte opere giovanili come il 'Filocolo' e il 'Filostrato'.
- 1340 - Ritorno a Firenze: Dopo tredici anni di formazione culturale e sentimentale, Boccaccio torna a Firenze, dove si trova ad affrontare difficoltà economiche. La città, in pieno fermento mercantile e politico, diventa il nuovo scenario della sua attività letteraria e civile.
- 1348 - La Peste Nera a Firenze: La terribile epidemia di Peste Nera devasta Firenze e l'Europa intera. Questo evento catastrofico, che Boccaccio visse in prima persona, fornirà l'ispirazione e la 'cornice' narrativa per la sua opera più celebre, il 'Decameron', come fuga dalla realtà e ricerca di un ordine umano.
- 1349-1353 - Composizione del Decameron: In questi anni Boccaccio si dedica alla stesura del 'Decameron', la sua opera più matura e innovativa. La raccolta di cento novelle, narrate da dieci giovani rifugiatisi in campagna per sfuggire alla peste, rappresenta un affresco vivido e complesso della società trecentesca e della natura umana.
- 1350 - Primo incontro con Petrarca: Boccaccio incontra Francesco Petrarca a Firenze. Inizia così un'amicizia e un sodalizio intellettuale che durerà per tutta la vita, sebbene i due poeti avessero visioni del mondo e approcci letterari differenti. Petrarca influenzerà Boccaccio verso un maggiore interesse per gli studi umanistici e classici.
- 1351-1365 - Incarichi diplomatici e pubblici: Boccaccio ricopre diversi incarichi diplomatici e pubblici per il Comune di Firenze, testimoniando il suo impegno civile e la sua integrazione nella vita politica della città. Tra questi, ambasciate presso la corte papale e imperiale.
- 1355-1360 circa - Stesura del Corbaccio: Boccaccio compone il 'Corbaccio', un'opera in prosa dal tono misogino e satirico, che riflette una fase di crisi personale e di ripensamento delle sue posizioni giovanili sull'amore e sulle donne, forse influenzata dalla sua crescente religiosità o da una delusione amorosa.
- 1360 circa - Inizio degli studi umanistici e classici: Sotto l'influenza di Petrarca e di altri umanisti, Boccaccio si dedica con rinnovato fervore agli studi classici, in particolare alla riscoperta e alla trascrizione di testi latini e greci. Contribuisce alla diffusione della cultura umanistica, anche attraverso la traduzione di opere greche.
- 1365-1373 - Letture pubbliche della Commedia: Boccaccio riceve l'incarico dal Comune di Firenze di tenere pubbliche letture e commenti della 'Divina Commedia' di Dante Alighieri nella chiesa di Santo Stefano in Badia. Questo impegno testimonia il suo profondo rispetto per il sommo poeta e il suo ruolo di divulgatore culturale.
- 1375 - Morte di Giovanni Boccaccio: Giovanni Boccaccio muore a Certaldo, nella sua casa di campagna. Lascia un'eredità letteraria immensa, avendo fondato il genere della novella e contribuito in modo decisivo alla formazione della prosa italiana e alla transizione verso l'Umanesimo.
Antologia e Analisi
"Decameron, Introduzione alla prima giornata" - Giovanni Boccaccio
"Dico adunque che già erano gli anni della incarnazione del Figliuolo di Dio milletrecentoquarantotto, quando nella egregia città di Fiorenza, oltre ad ogni altra italica bellissima, pervenne la mortifera pestilenza: la quale, o per operazion de' corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a nostra correzione mandata sopra i mortali, alquanti anni davanti nelle parti orientali incominciata, quelle d'innumerabile quantità di viventi avendo private, senza ristare d'uno in altro luogo continuamente pervenne, e con misera angoscia insino in Occidente s'era ampliata. E in essa non valeva consiglio né rimedio alcuno di umana provvidenza, sì come il purgare la città da molte immondizie già fatte, e il vietare a tutti gl'infermi l'entrarvi, e molti consigli dati per conservazion della sanità; né ancora umili supplicazioni non una volta ma molte e in diverse guise fatte a Dio da persone devote, quasi del tutto invano, ma quasi nel principio del seguente anno, essa orribilmente cominciò a mostrar la sua misera operazione. E non come in Oriente aveva fatto, dove a chiunque usciva il sangue del naso era manifesto segno di inevitabil morte; ma nelle femmine e negli uomini parimente incominciavano nel principio del malore certi gonfiami nell'anguinaia o sotto le ditella, alcuno de' quali cresceva come una mela, altro come un uovo, e alcuni più e alcuni meno, i quali dal volgo erano chiamati gavoccioli. E da quelle due parti del corpo predette infra brieve spazio di tempo il mortifero gavocciolo in ogni parte del corpo si spandeva; e da questo, di lì a poco, incominciava a venire macchie nere o livide in molte parti del corpo, le quali in molti erano grandi e rade e in alcuni piccole e spesse. E sì come il gavocciolo era certissimo segno di futura morte, così erano queste macchie. E a curare questa infermità non valeva medico né medicina alcuna; anzi, quanto più si cercava di curarla, tanto più si aggravava il male, e tanto più velocemente si diffondeva. E la gente moriva senza alcun aiuto, e molti senza alcun segno esteriore di malattia, ma semplicemente cadendo a terra e spirando."
L'introduzione alla prima giornata del Decameron è un brano di straordinaria potenza descrittiva e di fondamentale importanza per comprendere la genesi e la funzione dell'intera opera. Boccaccio non si limita a narrare un evento storico, la Peste Nera del 1348, ma lo eleva a simbolo di una crisi che è al contempo fisica, morale e sociale. La scelta di iniziare con la data precisa, 'milletrecentoquarantotto', conferisce un'immediata veridicità e concretezza al racconto, ancorandolo alla realtà storica. L'espressione 'mortifera pestilenza' è un latinismo che eleva il tono, suggerendo la gravità dell'evento. La causa della peste è attribuita sia a 'operazion de' corpi superiori' (influenza astrale, visione medievale) sia a 'nostre inique opere da giusta ira di Dio' (punizione divina, visione religiosa), mostrando una duplice prospettiva che Boccaccio non risolve, ma presenta come dato di fatto, riflettendo la mentalità dell'epoca. La descrizione dei sintomi è vivida e cruda: i 'gonfiamenti nell'anguinaia o sotto le ditella', i 'gavoccioli' (termine popolare che Boccaccio non esita a usare, mostrando il suo plurilinguismo), le 'macchie nere o livide'. Questa precisione clinica, quasi scientifica, serve a rendere tangibile l'orrore e l'inevitabilità della morte. L'accumulo di dettagli macabri e la ripetizione di espressioni come 'inevitabil morte' e 'certissimo segno di futura morte' creano un senso di angoscia e disperazione. Boccaccio sottolinea l'impotenza dell'uomo di fronte al flagello: 'non valeva consiglio né rimedio alcuno di umana provvidenza', 'né ancora umili supplicazioni... quasi del tutto invano'. Questa negazione di ogni possibile soluzione umana o divina accentua la drammaticità della situazione e giustifica la fuga dei dieci giovani dalla città, creando la 'cornice' narrativa. La prosa è caratterizzata da un periodare ampio e complesso, tipico della prosa d'arte boccacciana, con subordinate che si susseguono a descrivere la progressione del male e l'inefficacia dei rimedi. L'uso di avverbi come 'orribilmente' e 'misera' rafforza il pathos. L'analisi di questo brano rivela la capacità di Boccaccio di fondere la cronaca storica con una profonda riflessione sulla condizione umana, utilizzando la tragedia come catalizzatore per l'esplorazione dei valori e dei comportamenti in un mondo sconvolto.
"Decameron, Novella I, 1: Ser Ciappelletto" - Giovanni Boccaccio
"Era costui, Ser Ciappelletto, il più scellerato uomo forse che mai nascesse; il quale, oltre a esser notaro, era un falsificatore grandissimo, e volentieri faceva falsi testamenti e altri strumenti, e con grandissima coscienza, e sì volentieri che più tosto che non farne, se gli avesse fatti fare, gli avrebbe fatti per niente. Testimonianze false con giuramento faceva con somma diligenza, e in Francia, dove era venuto per affari di un mercante fiorentino, era conosciuto per un uomo di pessima vita. Ma per la sua astuzia e per la sua lingua sciolta, era riuscito a farsi credere un sant'uomo da un frate, al quale confessò i suoi peccati in punto di morte. E con tanta arte e con tanta simulazione seppe raccontare la sua vita, che il frate, credendolo un uomo di grandissima santità, lo assolse e lo raccomandò come un santo. E così, dopo la sua morte, fu venerato come un santo, e molti miracoli si dicevano avvenuti per sua intercessione. E il mercante, che aveva avuto paura di non poter seppellire un uomo di così cattiva fama, si rallegrò assai di questo inaspettato esito."
La novella di Ser Ciappelletto, la prima del Decameron, è un manifesto dell'ingegno boccacciano e della sua visione del mondo, che celebra l'astuzia umana e la capacità di manipolare la realtà. Il protagonista è presentato fin dall'inizio con un'iperbole negativa: 'il più scellerato uomo forse che mai nascesse'. Questa affermazione categorica, seguita da una serie di azioni nefande ('falsificatore grandissimo', 'testimonianze false con giuramento faceva con somma diligenza'), stabilisce immediatamente il carattere amorale del personaggio. La sua 'coscienza' nel fare falsi testamenti è un'ironia amara, che evidenzia la sua totale assenza di scrupoli. L'espressione 'più tosto che non farne, se gli avesse fatti fare, gli avrebbe fatti per niente' rivela una perversione quasi ludica nel male, un piacere intrinseco nell'inganno. La sua 'astuzia' e la 'lingua sciolta' sono gli strumenti del suo successo, le qualità che gli permettono di ribaltare la sua reputazione. Il cuore della novella risiede nella confessione di Ser Ciappelletto al frate. Qui Boccaccio mette in scena un vero e proprio duello retorico, in cui il moribondo, con 'tanta arte e con tanta simulazione', trasforma i suoi vizi in virtù, i suoi peccati in atti di pietà o in innocenti debolezze. La sua capacità di mentire con convinzione è tale da ingannare persino un uomo di fede, che lo crede 'un uomo di grandissima santità'. L'ironia è sottile ma pervasiva: il frate, simbolo della Chiesa, è facilmente raggirato dall'ingegno laico e profano di Ciappelletto. La metrica della prosa, pur non essendo vincolata da schemi rigidi, segue un ritmo che enfatizza la progressione dell'inganno e la credulità del frate. Il significato profondo della novella risiede nella dimostrazione che l'apparenza può prevalere sulla realtà, e che la fama di santità può essere costruita sull'inganno più totale. Boccaccio non condanna Ciappelletto, ma ne celebra l'ingegno, pur riconoscendone la scelleratezza. Questa novella è un esempio lampante del 'realismo borghese' di Boccaccio, che non teme di mostrare la corruzione e l'ipocrisia, e del suo 'pluristilismo', che gli permette di passare dalla descrizione cruda del vizio alla rappresentazione ironica della credulità religiosa. La novella si conclude con un paradosso: un uomo malvagio diventa un santo venerato, e i 'miracoli' attribuiti alla sua intercessione sottolineano la cecità e la superficialità della fede popolare. Il mercante, che temeva il disonore, si 'rallegrò assai di questo inaspettato esito', chiudendo la novella con una nota di cinismo pratico, tipico della mentalità mercantile.
"Decameron, Novella V, 9: Federigo degli Alberighi" - Giovanni Boccaccio
"Era in Firenze Federigo di Messer Filippo Alberighi, giovane e bello e leggiadro e più che altro galantuomo, il quale d'amore s'accese di Monna Giovanna, reputata una delle più belle e delle più gentili donne di Firenze. E per amor di lei, spendendo oltre misura e senza alcun ritegno, consumò tutto il suo patrimonio, rimanendogli solamente un piccolo poderetto e un falcone, il migliore del mondo. E benché egli si riducesse in povertà, non si dolse mai della sua spesa, ma sperò sempre di poter piacere alla sua donna. Ora avvenne che il figliuolo di Monna Giovanna, che era molto malato, desiderò ardentemente di avere il falcone di Federigo. La madre, per amore del figlio, si recò da Federigo, il quale, per onorarla e non avendo altro da offrirle, le imbandì il falcone stesso, uccidendolo e facendolo cucinare. Monna Giovanna, venuta a sapere il fatto, fu colpita da tanta generosità e, dopo la morte del figlio, decise di sposare Federigo, riconoscendo in lui una nobiltà d'animo superiore alla ricchezza."
La novella di Federigo degli Alberighi è un capolavoro di Boccaccio che esplora i temi dell'amore cortese, della generosità, della fortuna e della nobiltà d'animo, reinterpretandoli in chiave più umana e meno idealizzata rispetto alla tradizione medievale. Federigo è presentato come un 'giovane e bello e leggiadro e più che altro galantuomo', un'accumulazione di aggettivi positivi che ne sottolinea le qualità cavalleresche. Il suo amore per Monna Giovanna, 'una delle più belle e delle più gentili donne di Firenze', lo porta a 'spendere oltre misura e senza alcun ritegno', un comportamento che lo conduce alla rovina economica. Questa prodigalità, tipica dell'ideale cortese, è qui mostrata con le sue conseguenze materiali, evidenziando il contrasto tra l'ideale e la realtà. La sua perseveranza nell'amore, nonostante la povertà, è un tratto distintivo del suo carattere. La fortuna gioca un ruolo cruciale nella vicenda: la malattia del figlio di Monna Giovanna e il suo desiderio del falcone creano una situazione imprevista che mette alla prova la generosità di Federigo. Il falcone, simbolo della sua ultima ricchezza e del suo status nobiliare, diventa il fulcro della tragedia e della risoluzione. La decisione di Federigo di 'imbandire il falcone stesso' a Monna Giovanna, non avendo altro da offrirle, è un gesto di generosità estrema e disperata, che rivela una nobiltà d'animo che trascende la ricchezza materiale. La prosa di Boccaccio è qui più contenuta e commossa, adatta alla gravità della situazione. L'uso del discorso indiretto per riportare il desiderio del figlio e la reazione di Monna Giovanna mantiene un tono di dignità. La metrica della narrazione è fluida, con un ritmo che si adatta alla progressione degli eventi, dal declino di Federigo alla sua prova finale. Il significato della novella risiede nella dimostrazione che la vera nobiltà non è data dalla nascita o dalla ricchezza, ma dalla virtù e dalla generosità dell'animo. Monna Giovanna, venuta a conoscenza del sacrificio di Federigo, riconosce in lui 'una nobiltà d'animo superiore alla ricchezza' e decide di sposarlo. Questo finale, pur mantenendo un'eco dell'amore cortese, lo cala in una dimensione più concreta e pragmatica, dove la virtù è premiata non solo in senso spirituale, ma anche con un matrimonio che ristabilisce l'ordine sociale e affettivo. Boccaccio celebra qui un ideale di umanità che sa conciliare l'amore passionale con la ragione e la generosità, mostrando come l'ingegno e la virtù possano trionfare sulle avversità della fortuna.
Verifica Formativa
- Quale evento storico funge da 'cornice' narrativa per il Decameron?
(Risposta: La Peste Nera del 1348) - Quale delle seguenti affermazioni descrive meglio il concetto di 'industria' (o ingegno) in Boccaccio?
(Risposta: L'abilità di manipolare gli eventi e le persone con astuzia e intelligenza.) - Qual è la principale innovazione introdotta da Boccaccio nel panorama letterario italiano?
(Risposta: La fondazione del genere della novella in prosa d'arte.) - In quale città Boccaccio trascorse un periodo formativo cruciale per la sua vocazione letteraria?
(Risposta: Napoli) - Quale caratteristica stilistica della prosa boccacciana si riferisce all'uso di registri linguistici diversi?
(Risposta: Plurilinguismo) - La novella di Ser Ciappelletto (I, 1) è un esempio di quale tema boccacciano?
(Risposta: L'ipocrisia religiosa e l'inganno) - Chi fu il grande poeta con cui Boccaccio strinse una profonda amicizia e un sodalizio intellettuale?
(Risposta: Francesco Petrarca) - Qual è il significato della novella di Federigo degli Alberighi (V, 9)?
(Risposta: La celebrazione della vera nobiltà d'animo e della generosità) - Quale delle seguenti opere NON è attribuita a Boccaccio?
(Risposta: Il Canzoniere) - Come viene generalmente descritto il periodare della prosa boccacciana?
(Risposta: Ampio, complesso e modellato sulla sintassi latina)
Laboratorio di Scrittura
[Base] Comprendere il contesto e i personaggi della cornice del Decameron.
Dopo aver letto l'introduzione alla prima giornata del Decameron, descrivi con parole tue la situazione che spinge i dieci giovani a lasciare Firenze. Quali sono le loro motivazioni e quale ruolo assume la 'brigata' nel contesto della peste? Indica i nomi dei sette giovani e delle tre donne e spiega brevemente il loro scopo nel rifugiarsi in campagna.
[Intermedio] Analizzare le caratteristiche del 'realismo borghese' e del pluristilismo boccacciano.
Prendi in esame la novella di Ser Ciappelletto (I, 1) e quella di Federigo degli Alberighi (V, 9). Confronta i due protagonisti e i valori che incarnano, evidenziando come Boccaccio utilizzi registri stilistici e linguistici diversi per rappresentare mondi e moralità differenti. Concentrati in particolare su come l'autore descrive l'ingegno di Ciappelletto e la generosità di Federigo, e quali parole chiave utilizza per caratterizzarli. Sottolinea almeno due esempi di 'pluristilismo' o 'plurilinguismo' in ciascuna novella.
[Avanzato] Approfondire la fortuna critica di Boccaccio e la sua influenza sulla letteratura successiva.
Ricerca e analizza un breve saggio critico (di almeno 500 parole) di un autore moderno (ad esempio, De Sanctis, Croce, Auerbach o Branca) sull'opera di Boccaccio, in particolare sul Decameron. Sintetizza le principali tesi del critico riguardo alla modernità di Boccaccio, al suo realismo o al suo stile. Successivamente, rifletti sulla perdurante attualità dei temi boccacciani (come l'ingegno, la fortuna, l'amore, la critica sociale) nella letteratura e nella cultura contemporanea, fornendo almeno due esempi concreti di come tali temi possano essere ancora rilevanti oggi.
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