Una delle più importanti poleis dell’antica Grecia è diventata famosa anche per il suo stile di vita “spartano”. Vediamo perché.
Immaginate una città senza mura. Si dice che le sue uniche mura fossero i petti dei suoi guerrieri. Questa era Sparta, la potenza militarista del Peloponneso che ha affascinato e turbato il mondo per millenni. Vivere a Sparta significava non appartenere a se stessi, ma alla polis, in un esperimento sociale estremo dove l'individuo veniva fuso e sacrificato per il bene collettivo, con un unico, ossessivo obiettivo: produrre i soldati più formidabili della Grecia.
La vita di uno Spartiate, il cittadino di pieno diritto, era un percorso rigidamente codificato fin dalla nascita. Il kosmos (l'ordine) spartano iniziava con una selezione spietata: i neonati venivano esaminati dagli anziani, e se giudicati deboli o malformati, erano abbandonati in un luogo di esposizione (o Apotetai). Solo i più forti sopravvivevano per intraprendere il cammino. A sette anni, i maschi lasciavano la famiglia per entrare nell'agoghè, il sistema educativo statale che forgiò la leggenda spartana. Non era una scuola di lettere o filosofia, ma una palestra di sopravvivenza, disciplina e guerra.
I ragazzi, suddivisi in branchi, vivevano in condizioni volutamente proibitive. Scalzi, con un solo mantello all'anno, dormivano su giacigli di giunchi che tagliavano da soli con le mani nude. La fame era una compagna costante, non per negligenza, ma per insegnare loro l'astuzia: rubare cibo era incoraggiato, ma essere scoperti significava una punizione severa, non per il furto, ma per l'ingenuità dimostrata. L'educazione fisica era brutale, culminante nel rito della diamastigosis, una frustazione pubblica davanti all'altare di Artemide Ortia, dove i giovani sopportavano il dolore fino a morire, senza emettere un lamento. Imparavano a combattere in formazione, a obbedire ciecamente e a comunicare in modo laconico, diretto ed efficace, rifiutando ogni discorso superfluo.
A vent'anni, il giovane entrava nel syssitia, i banchetti comuni, e diventava un soldato a pieno titolo. Anche qui, la vita era collettiva. I pasti, semplici e famigerati come la "zuppa nera" di maiale, sangue e aceto, erano un altro strumento di uguaglianza e controllo. Solo a trent'anni uno Spartiate acquisiva tutti i diritti politici e poteva sposarsi. Ma persino il matrimonio era regolato dalla polis. Gli incontri coniugali erano spesso clandestini e furtivi, poiché l'uomo viveva in caserma fino ai trent'anni. Lo scopo primario era procreare figli forti per lo stato.
La società spartana poggiava su una base economica profondamente ingiusta: il lavoro degli Iloti. Questi erano i popoli sottomessi della Messenia, ridotti in uno stato di schiavitù di massa. Erano di proprietà dello stato e assegnati ai kleroi, i lotti di terra che sostentavano gli Spartiati. Il trattamento riservato agli Iloti era sistematicamente brutale, incluso il Krypteia, un rito di passaggio durante il quale giovani Spartiati si nascondevano di giorno e di notte uscivano per uccidere gli Iloti più riottosi. Questo terrore istituzionalizzato era necessario per mantenere il controllo su una popolazione che superava di gran lunga quella degli Spartiati.
In questo mondo maschile e militarizzato, le donne spartane, le Spartiati, godevano di una libertà e di uno status unici nel mondo greco. Incoraggiate a essere atletiche e forti per generare figli sani, praticavano la corsa, la lotta e il lancio del disco. Ricevevano un'educazione e potevano possedere e amministrare proprietà, arrivando a controllare, si stima, oltre un terzo delle terre di Laconia.
Mentre gli uomini erano in guerra o nei syssitia, erano loro a gestire la casa e gli affari. Tuttavia, anche la loro libertà era finalizzata allo stato: la loro gloria suprema era essere madri di guerrieri valorosi.
Vivere a Sparta significava respirare un'aria di austera disciplina, dove ogni aspetto della vita era finalizzato alla forza militare e alla stabilità interna. Era un'esistenza priva delle raffinatezze di Atene, senza teatro, senza filosofia speculativa, senza arte decorativa. La bellezza era nella forma fisica perfetta, nella precisione della falange, nella sopportazione del dolore. Era un mondo che, pur producendo soldati di incredibile resistenza e valore, sacrificava l'individualità, la creatività e la compassione sull'altare di un'ideologia totalitaria. Sparta non era una città per vivere, ma una macchina per vincere, e il suo popolo ne era, al tempo stesso, il combustibile e il prodotto finito.
__________
Posted by :

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi scrivere tutto quello che ti passa per la mente, ma usa un linguaggio corretto e non offendere nessuno.
Se non possiedi un profilo, puoi anche inviare un messaggio come "Anonimo", ma firma sempre col tuo nome.
I commenti inadeguati non saranno pubblicati, ma stai attento: il sistema registra SEMPRE il tuo indirizzo IP, perciò sei sempre riconoscibile!